Royal Ultra Sky Marathon

MIGURUN_SKYRUNNER_WORLD_SERIES_CMYK_POSITIVE_Verti-300x217img-67353-O-28-968-0-0-97d61e1a0d1b6e0cf0af0469d193d53dDomenica 21 Luglio 2019: una giornata da incorniciare, nella natura selvaggia del Parco Nazionale Gran Paradiso .
Il menù del giorno prevede: 7 colli , 55 km di tracciato e 4141 M di dislivello positivo. Questa è la “Royal Ultra Sky Marathon” la leggendaria gara di Trail Running del circuito Migu Sky Running World Series

Royal_Ultra_Sky_Marathon_Percorso.jpg

Mi ero allenato molto per partecipare a questa gara , amo correre fin da quando ero piccolo , ma non mi ero mai cimentato in lunghezze superiori ai 30 km e soprattutto la difficoltà del percorso stesso mi spaventava un po’ . Conciliare gli impegni di lavoro e familiari con gli allenamenti non é stato semplice , dovevo sottopormi a sessioni di corsa anche di 6-7 ore per preparare una gara del genere , correndo in ambienti incontaminati e selvaggi per abituare soprattutto la mia mente alla fatica prolungata . Non è stato semplice ma gli ambienti in cui mi allenavo erano di una tale bellezza che spesso la fatica passava in secondo piano. Io vivo in provincia di Torino in Piemonte che come dice il nome , è ai piedi delle Alpi , offrendomi la possibilità di scegliere centinaia di valli e vette poco distanti da casa . La zona che preferisco di più è sicuramente il lago del Moncenisio , paesaggisticamente stupendo , è posto a un’altitudine che non scende mai sotto ai 2000 M , il che é molto importante se ci si allena per gare di alta montagna . Macinavo chilometri tra quelle vallate correndo tra quelle bellissime praterie alpine scalando il Malamot, il Signal du Petit Montcenis, il Giusalet e altre vette intorno al lago. Oltre ad allenarmi lì , avevo partecipato a parecchie gare a giugno e inizio luglio nella mia zona : il Valsusa trail , lo Chaberton , L’Orsiera Skyrace e avevo scalato il Rocciamelone partendo da Susa ( 3000 M di dislivello) , insomma ero abbastanza preparato. Il giorno prima della gara come sempre uscii dall’ufficio alle 7 di sera e con Giada la mia ragazza , mi diressi subito al rifugio Teleccio in valle Orco dove era posta la partenza della gara. La strada per chi non la conoscesse è molto tortuosa e stretta è porta fino alla famosa diga dell’Enel . Arrivati al rifugio in tempo per la cena , mi sistemai le ultime cose per l’indomani e andai a dormire su un materasso di fortuna poggiato sul pavimento in una piccola stanza piena di atleti che come me erano tutti in preparazione e in attesa del grande evento. Dormii alcune ore , la sveglia suonò alle 4 e 30 , giusto in tempo per fare colazione e prepararsi . Con la mia più grande fan( Giada) che per amore aveva passato una scomodissima notte su quei materassi di fortuna , mi avviai verso la diga dove c’era il controllo materiali per la partenza : bastoncini telescopici , zaino , cellulare , due litri di acqua , giacca a vento , pantaloni lunghi oltre il ginocchio , barrette energetiche , gel e ramponcini , avevo tutto .

Dopo aver salutato la mia ragazza , mi avviai verso il pallone che indicava la partenza proprio sulla diga del Teleccio. C’era un’atmosfera magica , musica ad alto volume gli speaker che descrivevano il percorso e annunciavano i ” Top Runner” , io intanto ero sempre più teso e non più sicurissimo della scelta fatta. La partenza avvenne alle 6:30 , partii piano e percorsi interamente la diga per poi svoltare a sinistra ed immettermi nel sentiero che porta al Rifugio Pontese.

Foto Mirco Mion (salita al Colle dei Becchi)

 

Dal rifugio iniziava la salita verso il Colle dei Becchi (2990 m), salivo con buon ritmo regolare senza strafare e arrivai fino alla conca terminale del passo che era completamente innevata , indossai come tutti i concorrenti i ramponcini che con quella neve marcia non furono un grande aiuto. In cima al colle mi fiondai giù per la discesa ma capii subito che dovevo prestare molta attenzione , c’erano grossi massi e il percorso era di difficile individuazione scivoloso e in alcuni tratti molto ripido, terminata la parte di rocce iniziò il nevaio nel quale erano state fissate corde fisse per facilitare la discesa , la feci tutta con il sedere ma abbastanza velocemente. Il primo colle era andato! Continuai per una lieve discesa tra i torrenti della vallata giunsi fino alla seconda salita, la Bocchetta del Ges (2692m) la superai , ero molto veloce e mi buttai giù per la discesa che portava fino all’Alpe Foges dove ripresi un po’ di fiato ed energie grazie al ristoro. Qualche km più avanti affrontai la salita che raggiunse il punto più alto della gara il Colle della Porta (3002m). La salita attraversava diversi nevai, ma le pendenze erano più dolci e corribili , non indossai i ramponcini per non perdere tempo e sprofondando tra un passo e l’altro mi godevo il bellissimo paesaggio.

1d477c66-38b5-4002-b331-33c39e644d29f33a5503-0042-4b4e-81b0-c590e13354aa

Circondato dai ghiacciai percorsi quasi due kilometri completamente sulla neve, fino ad arrivare a un laghetto glaciale dove terminava la discesa . Il percorso si impennò di nuovo fino al Colle della Terra (2922m) discesa ghiaiosa nella quale mi entrarono parecchie pietre nelle scarpe provocandomi parecchio fastidio e poi un lungo falsopiano che portò alle rampe del Nivolet , sulle quali mi svuotai le scarpe piene di sabbia e pietruzze. Costeggiammo i tornanti della strada che essendo un famoso passo alpino era piena di ciclisti e tagliammo sopra per un sentiero stretto che ci fece sbucare dall’altra parte del colle dove si trovava il ristoro , nel quale ripresi nuovamente un po’ di fiato e cercai di assumere zuccheri. Ero al trentasettesimo chilometro. Per non perdere altro tempo ripresi immediatamente a correre giù in discesa raggiungendo una prateria tra gli acquitrini di un torrente. Ahimè poco più avanti la salita e le pendenze iniziarono di nuovo a farsi sentire fino al Colle delle Rocce Bianche (2670m) , anche da quel lato della valle il paesaggio è maestoso e riuscii a scorgere addirittura due camosci che sembravano osservarci dal pendio poco sopra di me.

img_8910.jpg

Panorama dal Colle del Nivolet ( Foto Google)

Arrivato in cima nonostante il percorso massacrante , stavo comunque ancora bene. Le gambe tenevano , ma mi attendeva una lunga discesa che mi avrebbe portato al lago Serrù. Vennì accolto da una folla festosa che applaudiva e che mi diede la carica per continuare. Altro ristoro e si scesi ancora fino a 1800 metri di quota circa. Al quarantatreesimo kilometro iniziò un tratto pianeggiante e poi di nuovo in salita fino  al Rifugio Jervis (km 47,5 km), dove la stanchezza ormai incominciava ad essere tanta. Mancava però ancora l’ultima salita al  Colle del Nel (2551 m).
Mentre affrontavo il ripido sentiero, riuscivo a scorgere gli addetti del soccorso alpino che osservavano dalla cima : erano minuscoli all’inizio, ma pian piano sempre più vicini e grandi. Raggiunsi il colle e mi venne offerta un po’ di Coca Cola per riprendere energia. Chiesi quanto manca, il mio orologio segnava 52 km di gara. Mi avvertirono che le salite erano finalmente finite e che ci sarebbero stati altri 5 km di discesa tecnica e ripida che portano fino al Lago di Ceresole .

Lago di Ceresole (foto Google)

Scesi più veloce che potevo , ma ormai avevo due legni al posto delle gambe. In più il terreno sconnesso tra pietre, arbusti e radici non aiutava di certo. Ero in prossimità del lago quando accadde l’imprevisto. Scivolai su un masso e rotolai giù per il sentiero, pensai di essermi rotto qualcosa. Restai immobile per qualche secondo cercando di capire i danni. Per fortuna solo qualche graffio e niente più. Mi rialzai dolorante e cercai di riprendere a correre, ma all’inizio facevo fatica. Poi pensai che non potevo mollare proprio ora che mancava pochissimo all’arrivo. Strinsi i denti fino all’ultimo kilometro che costeggiava il Lago di Ceresole. Era una passerella bellissima, la gente applaudiva e ci incitava e finalmente vidi il pallone dell’arrivo. Conclusi i miei 57,2 km ( dovevano essere 55 ma il mio orologio ne ha calcolati due in più) con 4100 m di dislivello in 10 ore 54 minuti e 35 secondi!
Contentissimo di aver concluso la gara più dura e lunga a cui io abbia mai partecipato, in uno degli scenari montani più belli al mondo, tra creste innevate, torrenti, praterie alpine e laghi meravigliosi.

img_5339

 

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: