Il re dell’Atlante Jebel Toubkal 4162 M ( Marocco )

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Il Marocco porta d’ingresso dell’Africa , situata all’estremo nord-ovest del “Continente Nero” .  Maggio è un ottimo mese per visitarlo , le temperature non sono rigide , il caldo è accettabile , in più le colline e le pianure si colorano di un verde intenso che non ti aspetti in questo territorio considerato brullo e secco. Con volo Easyjet da Milano raggiunsi in 3 ore Marrakech , l’antica città imperiale . Atterrai il mattino del primo maggio 2019 e con pazienza  attesi la mia fidanzata Giada che stava arrivando da Parigi (dove lavorava) un’ora e mezza dopo. I controlli dell’immigrazione e della dogana ci fecero perdere parecchie ore , ma comunque prima di mezzogiorno riuscimmo ad uscire dall ‘ aeroporto. Prendemmo un taxi che ci portò fino al nostro Riad (tipico albergo marocchino)  nel centro di Marrakech… Il sole caldo africano splendeva , le strade polverose erano piene di motorini , carretti e vecchie automobili che sfrecciavano veloci senza regole , attraversammo così le mura della Medina addentrandoci nelle intricate vie costruite tra le case rosso-arancio tipiche di Marrakech , l’atmosfera era quella che si poteva vivere in tempi ormai lontani ; tutto era chiassoso e disordinato , ma quella confusione d’altri tempi mi affascinò tantissimo . Giunti nel Riad , Said il proprietario ci fece accomodare nel cortile interno adornato da bellissime piante tropicali e fontane , sembrava quasi di essere piombati nell’antica Babilonia !!! Ci venne offerto del tè alla menta che ci verrà omaggiato un po’ ovunque per tutta la nostra permanenza in Marocco , nel mentre ci informò su come muoverci nei vicoli contorti del centro storico e cosa visitare regalandoci una cartina . Accompagnati nella nostra camera al piano superiore , potemmo constatare dell’ottima scelta fatta , infatti si poteva godere di una vista bellissima su tutta la città e la posizione non poteva essere migliore. Riprese un po’ le energie mi recai con Giada nella famosa piazza Jemaa el Fna , era affollata , piena di turisti e venditori ambulanti che vendevano un po’ di tutto , c’erano gli incantatori di serpenti , ammaestratori di scimmie e i mercanti di spezie e tessuti locali .

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Girammo a lungo nelle stradine contorte della Medina e passai una bellissima serata cenando in un ristorante tipico affacciato su una terrazza panoramica. Il giorno seguente andammo nuovamente alla scoperta di Marrakech visitando le attrazioni principali ma avevamo già la mente verso l’avventura che ci aspettava di lì a poco , avremmo infatti tentato la scalata verso la cima più alta del Marocco e del Nord Africa lo Jbel Toubkal di ben 4167 M . Il 3 maggio la sveglia suonò presto e grazie all’agenzia Toubkal Guide che gestì la nostra logistica e la nostra mini-spedizione venimmo trasportati da Jamal ,( un simpatico signore proprietario dell’agenzia) verso il villaggio di Imlil a 1800 M di quota tra le montagne dell’Atlante , punto di partenza del nostro trekking nella valle e verso la cima del Toubkal . Gli abitanti del villaggio non ci perdevano d’occhio osservando ogni nostro movimento , nonostante fosse un posto abbastanza conosciuto e turisticamente in via di sviluppo non ci sentivamo completamente al sicuro , entrando in una casa piccola e spoglia incontrammo Omar , guida locale che ci accompagnò tra quelle montagne selvagge . Dopo aver caricato gli zaini e il cibo su un mulo , partimmo alla volta del            ” Refuge de Toubkal ” situato a 3200 M  .

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Il verde della valle lascio presto spazio man mano che si saliva di quota a un brullo e arido paesaggio “marziano” ,  il sentiero ben tracciato attraversava la valle tra il torrente e qualche baracca spesso abbandonata . Pranzammo lungo le sponde del torrente e subito dopo continuammo a salire per il sentiero , Omar ci raccontava storie e gesta avvenute tra quelle montagne , essendo lui molto appassionato di sci , ci raccontò di essere scampato a una valanga pochi mesi prima. Parlando e conoscendoci a vicenda io , Giada e Omar  giungemmo ai 3000 M di quota e il sentiero spianò aprendosi in una valle ampia e ancora un po’ innevata , intanto in  lontananza si poteva scorgere il nostro punto di arrivo con il rifugio al centro della conca innevata , fu una camminata piacevole di circa 15 km con 1200 m di dislivello .

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All’interno del rifugio era pieno di trekkers francesi e spagnoli  , ci venne offerto di nuovo il solito thè alla menta con della frutta secca e il nostro cuoco incominciò a cucinarci la cena , c’era poca luce giusto qualche lampada e l’ambiente era molto spartano d’altronde tra quelle montagne non si poteva pretendere un hotel cinque stelle . Scese la notte e incominciò a nevicare , si proprio a nevicare !!! in pochi minuti il piazzale fu sommerso da una coltre bianca che rendeva il paesaggio uguale a quello che si può trovare tra le nostre Alpi .

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Ricordo che Giada si preoccupò molto e mi chiese se fosse davvero necessario andare fino in punta a quella montagna , ma la convinsi comunque che la salita non presentava grandi pericoli nonostante la neve.  La serata passò molto velocemente mangiammo presto per le 7 e con Omar definimmo gli ultimi dettagli per la scalata , avremmo messo la sveglia alle 3 del mattino per arrivare intorno alle 5:30 in vetta e godere dell’alba , sempre se il tempo l’avesse permesso . Durante la notte dormii poco o niente , ero preoccupato , d’altronde in montagna non bisogna mai sottovalutare niente e alle 3 quando suonò la sveglia uscii subito dal mio sacco a pelo preparando tutto il necessario per affrontare la scalata. Dopo aver fatto colazione piombai fuori dal rifugio pensando che ci fosse stato un metro di neve , ma con grande sorpresa scoprii che non c’erano più di 10 cm e che il cielo era stellato . Accesi la luce frontale e mi incamminai insieme ad Omar e Giada con passo deciso e non appena la traccia incominciò a raggiungere una certa pendenza incominciammo ad arrancare scivolando , la neve era infatti marcia e si sprofondava parecchio , ma mettere i ramponi sarebbe stato pericoloso , infatti se la crosta poco ghiacciata al di sotto della coltre nevosa avesse ceduto a causa del nostro peso , avrebbe potuto provocarci storte o fratture alle gambe compromettendo la nostra scalata  . A fatica continuavamo a salire e Giada era sempre più agitata , nonostante io e Omar l’avessimo costantemente sotto controllo ( penso che abbia dubitato più volte della scelta di seguirmi fino lassù ma non mollò e questo mi rese molto felice ). Mentre salivamo con le nostre luci frontali il cielo stellato cominciò a diventare sempre più chiaro , svelando la maestosità delle montagne intorno a noi . Salivamo veloci e Omar si stupii del nostro passo spedito a quelle altitudini , intorno ai 3700 M la neve marcia divenne ghiacciata e data la pendenza  indossammo i ramponi che ci fecero salire agilmente. Gli ultimi 200 M un po’ più tecnici in facile arrampicata ci portarono all’ampia cima in tempo per assistere all’alba . Omar fu il primo a raggiungerla , quindi Giada ed infine io , a chiudere il gruppo . Dalla cima , dominata da una piramide in acciaio si poteva godere di uno spettacolo fantastico : la catena montuosa dell’Atlante con altre vette di 4000 M e l’immensità del deserto del Sahara colorate di un rosso intenso , fu davvero bello e fui  contento di condividere quei momenti con la mia fidanzata che non era mai stata così in alto in vita sua ;

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era estasiata da quel momento e del traguardo che aveva raggiunto in poco più di 2 ore partendo dal rifugio , fummo i primi quel giorno e restammo in vetta per 15 minuti con temperature non certo piacevoli . L’arrivo in cima a una montagna come è  ben noto ,  è solo il 50 % del percorso , un po’ come arrivare al ventunesimo chilometro di una maratona , perciò la concentrazione deve rimanere fino al termine della discesa che spesso è la parte più difficile e sottovalutata delle scalate . Con molta attenzione a non scivolare nei dirupi ci incamminammo lungo la traccia di salita incontrando  alcuni gruppi di scalatori che ci chiedevano informazioni su quanto mancasse alla cima . La discesa si svolse senza particolari problemi e di ritorno al rifugio alle 8 del mattino , presi gli zaini e dopo aver caricato il mulo , ci incamminammo verso Imlil , scendendo di quota  la temperatura divenne più gradevole e il sole ci diede un po’ di tregua dal freddo sofferto prima . Camminammo instancabilmente e con una certa velocità , parlammo a lungo con Omar di molte cose tra cui il ruolo della donna nell’Islam e sulla religione , e in men che non si dica arrivammo nel villaggio da dove eravamo partiti due giorni prima nel primo pomeriggio , eravamo davvero stanchi ma  felici dell’avventura che avevamo appena vissuto e con grande voracità divorammo tutto quello che ci venne gentilmente cucinato nella Guest house dove dormimmo; Salutammo Omar e gli augurammo buona fortuna per la carriera futura e la nostra avventura continuò verso il deserto del Sahara alla scoperta della cultura Berbera. 

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UN GRAZIE SPECIALE ALLE FOTO CHE SONO STATE SCATTATE DA GIADA RUISI               ( giadaruisi@gmail.com )

6 risposte a "Il re dell’Atlante Jebel Toubkal 4162 M ( Marocco )"

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  1. sempre avvincenti i tuoi racconti di viaggio.
    splendide amche le tue foto che mostrano i contrasti (paesaggi brulli che si incontrano col blu del cielo) del luogo.
    sapevo della neve in Marocco ma gli incantatori di serpenti non me li sarei mai aspettati: immaginavo fossero solo nelle favole, ormai!
    alla prossima 🙂

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