NEPAL – EVEREST BASE CAMP

StampaPer molti è una piccola nazione sconosciuta da qualche parte nell’Asia centrale , meta di vacanziere che preferiscono la montagna alle classiche mete di mare ; in realtà il Nepal è molto di più !!! a metà strada tra la cultura indiana e quella cinese sorprende per la bellezza dei paesaggi , l’ospitalità , l’allegria dei suoi abitanti e la spiritualità dei suoi templi . Vedere quei “giganti” che si innalzano fino oltre 8000 M è sempre stato un mio sogno e nel 2018 è stato possibile realizzarlo . Verso  la fine di ottobre termina la stagione dei monsoni e si può viaggiare con un clima più fresco e  decisamente meno umido , il cielo è quasi sempre blu , sgombro da nuvole  e permette quindi di godere di una vista perfetta sull’Himalaya con tutte le sue bellissime montagne. Non potevo farmi sfuggire un’occasione del genere !! Così dopo qualche ricerca ho contattato un’agenzia nepalese chiamata “Himalayan Leisure” che organizza spedizioni al Campo Base dell’ Everest e fissai la mia partenza il 29 ottobre 2018 . Partii da Milano Malpensa e dopo 11 ore e mezza con scalo a Doha in Qatar atterrai a Kathmandu capitale del Nepal all’ 1:05 del 29 ottobre . L’aeroporto Tribhuvan è molto piccolo e data l’ora tarda era quasi completamente vuoto , nonostante ciò , per sbrigare le pratiche all’immigrazione , ci volle più di un’ ora . Finalmente riuscì ad uscire e scorsi un uomo con un foglio di carta sul quale era scritto il mio nome , era Suman !! un ragazzo che lavora come guida e organizza spedizioni tra le montagne e che mi accompagnò nelle due settimane seguenti . Mi feci portare in centro a Kathmandu nel quartiere di Thamel , era notte fonda e alla reception dell’hotel dove mi recai , mi dissero che sarebbe stato meglio attendere qualche ora sul divano perché sarei ripartito nuovamente prima dell’alba verso l’aeroporto per volare verso Lukla ( un villaggio sherpa famoso per essere il punto di partenza di tante spedizioni e tour nella regione dell’Everest ) . Così dopo qualche ora passata su un divano nella hall dell’hotel , ritornai in aeroporto . Erano appena le 5 del mattino ma c’era già un gran traffico :  persone da tutto il mondo con a seguito i loro pesantissimi zaini carichi di attrezzature alpinistiche e materiali super tecnici che aspettavano di essere imbarcati. Dopo aver pagato il biglietto , nella confusione più totale attesi la chiamata per l’imbarco sul mio piccolo e vecchio aeroplano alle 6.30 ; la luce del mattino sulla pista dell’aeroporto incominciava ad illuminare tutte le vette dell’ Himalaya rendendole color oro …era la prima volta che le vedevo …..maestose , altissime e di una bellezza rara !! Salii sul mio mezzo alato il quale non ispirava alcuna sicurezza , i motori si accesero , il rumore fu assordante , mi sedetti nello stretto sedile , eravamo in 20 tutti visibilmente tesi e preoccupati !! l’aereo vibrò molto , sia durante il decollo che durante il volo …. appena raggiunta una certa quota il panorama che vidi fu indescrivibile : L’Himalaya si presentò in tutta la sua imponenza , si partiva dalle colline che digradano verso sud , fino ai più alti ghiacciai innevati verso nord . Dopo 30 minuti interminabili , atterrai in una pista di appena 500 metri di lunghezza e pendenza del 12% (per facilitare sia il decollo che l’atterraggio) nella stretta valle del Khumbu a 2860 M .

 

Scesi dall’aereo e mi trovai in un pianeta completamente diverso , dove non esistono macchine e gli unici mezzi di trasporto erano e sono cavalli/muli e il famoso yak (una mucca lanosa che vive tra queste montagne). Mi ricordo che fui molto spaesato e incredulo alla vista di quel ” Nuovo Mondo ” meno di ventiquattro ore prima ero nella cosiddetta civiltà moderna e ora invece mi ritrovavo nel medioevo !! Nello stupore generale mi accolsero due ragazzi locali che si presentarono come membri della nostra spedizione . Venni guidato in un Lodge poco dietro il piccolo aeroporto , faceva freddo , il sole non riscaldava ancora la stretta valle e io incominciavo ad avere una gran fame !! I ragazzi mi dissero di aspettare lì per qualche ora in attesa che arrivassero gli altri membri del gruppo , io intanto mi rilassai un po’ bevendo tè caldo , mangiando Momos ( ravioli ripieni con carne o verdure ) e osservando gli aerei decollare e atterrare in quell’insolito aeroporto . Finalmente arrivarono Suman e i miei compagni di viaggio : un ragazzo di Singapore Ting appassionato di montagna e arrampicata , una ragazza di Taiwan Chaps amica di Ting sempre sorridente e piena di energie , attirata da quest’ultimo per vivere una nuova esperienza , due fratelli tedeschi di Hannover Nicholas  e Timo , il primo parlava un inglese con forte accento tedesco di difficile comprensione , schivo , di poche parole e la simpatia non era il suo forte , invece Timo il fratello minore era completamente diverso , più simpatico e aperto , amava viaggiare ed esplorare , aveva raggiunto la vetta del Kilimanjaro l’anno prima , studiava in Cina ed era prossimo alla laurea e infine un ragazzo nepalese di appena 18 anni che mi aveva accolto appena sceso dall’aereo ,  anche lui con il nome Suman battezzato da tutti Suman 2 , lui sarebbe stato il nostro portatore. Pranzammo insieme nel Lodge e brindammo con la Birra “Sherpa”alla nuova avventura.

itinerario_trekking_nepal Nel primo pomeriggio ci venne illustrato il percorso da affrontare e le varie tappe del trekking , sembrava piuttosto impegnativo e i 120  chilometri totali da percorre erano ad un’altitudine compresa tra i 2600 e 5600 M sopra il livello del mare ! La prima tappa tuttavia non fu così difficile , percorremmo il sentiero pietroso che scendeva da Lukla e dopo 3 ore di piacevole camminata tra i boschi arrivammo al villaggio di Phakding ( 2610 m ) dove trascorremmo la prima notte . La cena fu abbondante con i piatti tipici a base di noodles , riso e legumi . Il nostro Lodge era pieno di trekkers , si faceva amicizia facilmente e i nepalesi erano molto gentili e ospitali , fuori intanto diventò buio presto e dopo qualche parola alle 9 andammo nelle nostre fredde camere senza riscaldamento a dormire .La notte data la stanchezza cumulata dal lungo viaggio dormii profondamente , mi svegliai alle 7 per la colazione , ci lavammo i denti nel torrente e alle 8 iniziò la nostra marcia verso la mitica capitale Sherpa Namche Baazar . Fitti boschi di conifere , ponti sospesi con bandierine di preghiera colorate , mandrie di yak …tutto magico e incantevolmente bello !! Il sole abbastanza caldo da stare in maglietta , i prati verdi , i fiori profumati , i templi sparsi l’ungo il percorso e l’odore d’incenso ci accompagnò fino ai 3440 m di Namche (senza almeno da parte mia sentire la fatica nè tantomeno l’altitudine). In questo villaggio rimanemmo 2 giorni per acclimatarci.

31 ottobre 2018  di nuovo sveglia presto , colazione e giro per le ripide vie del paesino fino al museo della montagna che visitammo brevemente per poi spostarci un po’ più in su al monumento dedicato a Tenzing Norgay (il primo sherpa che nel 1953 arrivò sulla cima dell’Everest insieme al neozelandese sir Edmund Hillary). Davanti alla statua mi si presentò un panorama stupendo !! Per la prima volta la montagna più alta del mondo era davanti a me !! (anche se parzialmente coperta dal massiccio dell’Lhotse) era maestosa e immensamente alta .

Finita la visita i miei compagni di viaggio decisero di passare la giornata riposando e visitando Namche Bazaar , invece io con Suman e Timo decidemmo di salire fino a 3800 M dell‘Everest View Hotel (qui si può godere di una vista stupenda su tutta la vallata) in 40 minuti circa percorremmo il sentiero stretto è battuto da numerosi sherpa che trasportavano carichi pesantissimi , in particolare mi colpì un signore che trasportava un frigorifero di oltre 80 kg .

In cima qualche foto , un tè caldo nel piccolo albergo e ripartimmo per la ripida discesa . Alle 12:30 tornati nel Lodge ordinai il “Dal Bhat ” un piatto che mi accompagnò anche nei giorni successivi ( gli ingredienti principali sono riso , legumi , verdure e a richiesta carne servite separatamente ) , secondo i locali garantiva 24 ore di energia , ma io di solito dopo qualche ora avevo di nuovo fame !! Durante il pomeriggio in giro per Namche Bazaar feci un po’ di foto agli abitanti che trovavo sempre sorridenti e disponibili e sorseggiai una fresca birra in un Irish pub , il più alto al mondo secondo l’insegna alla sua entrata !!! Girovagai ancora un po’ tra negozi di attrezzatura da montagna , souvenir , bar e ristoranti tutti incastrati nelle stradine di pietra sui versanti della montagna e infine entrai in un piccolo locale chiamato “Liquid Bar” nel quale mi rilassai guardando un documentario sulla prima spedizione del 53′ che arrivò in cima all’ Everest e ne rimasi affascinato !! Durante la cena , feci due chiacchere con i miei compagni di viaggio , una doccia ghiacciata (l’acqua calda non c’era) e subito a letto .

1 novembre 2018 marcia di più di 8 ore fino al monastero più antico della valle a Tengboche (3870 M). Ci svegliammo alle 7 come al solito , colazione 7:30 e partenza ore 8 . Un sole tiepido e un blu intenso del cielo che rendeva le montagne innevate ancora più belle ci accompagnò per il primo tratto pianeggiante su sentiero ben tracciato che proseguiva verso nord . Il pranzo fu nei pressi del torrente al termine di una lunga discesa . Nel primo pomeriggio iniziò la vera e propria salita che ci portò al monastero , tornanti stretti dove gli sherpa e gli yak si arrampicavano instancabilmente creando a volte lunghe carovane e rallentando la nostra marcia . In cima davanti a noi si mostrò la valle dominata dall’Ama Dablam 6820 M (sempre ben visibile durante le lunghe giornate di marcia) ,  e la foresta di conifere lasciò il posto a rododendri e arbusti che ben si adattano all’aria rarefatta dei quasi 4000 M di altitudine .

Visitai il tempio , i monaci all’interno erano come nei film tutti in preghiera vestiti con una semplice tunica e rasati , un enorme altare con un Buddha completamente d’oro dominava la stanza con le offerte di cibo e fiori posti alla base … bellissimo !!! Dormimmo in un Lodge poco sotto il monastero , ricordo che le camere erano davvero gelide , l’unico luogo in cui ci si poteva scaldare un po’ era la sala principale alimentata da una vecchia stufa a legna nella quale passai una piacevole serata giocando a carte e parlando di progetti e scalate future con i miei compagni di viaggio .

2 novembre 2018 il percorso verso il campo base dell’Everest continuò verso Dingboche 4410 M . Al mattino la valle ci diede il buongiorno con la solita aria fredda e pungente , ma il cielo era di nuovo sereno e i prati della valle erano ricoperti da un sottile strato di ghiaccio . Dopo l’ultimo ponte sospeso e il solito sali scendi del sentiero ( in Nepal le guide usano il termine ” Nepali Flat – little bit up a little bit down” per indicare che tratti completamente pianeggianti in questo paese non esistono) la valle si aprì e giunsi in una prateria sferzata da un forte vento gelido che fece cambiare il tempo velocemente , infatti nel primo pomeriggio le nuvole e la nebbia ci avvolsero ; era comunque impossibile perdersi , il sentiero era ben visibile e in più Suman conosceva il percorso alla perfezione essendoci passato centinaia di volte. Arrivammo a Dingboche con un’atmosfera surreale in condizioni di quasi completo White-Out ( totale assenza di visibilità tipica dei luoghi isolati di alta montagna in cui l’unica cosa che vedi è il colore bianco della nebbia che avvolge tutto e spesso confonde e fa perdere l’orientamento) . Il piccolo villaggio era composto da pochi Lodge e qualche campo in cui probabilmente crescevano solo patate , tutto il cibo e l’acqua arrivava e arriva tutt’ora da Kathmandu trasportato dagli instancabili portatori sulle loro schiene oppure dalle mandrie di yak ; un piatto di noodle arrivai a pagarlo anche 8 -10 euro , che per il luogo era veramente tanto ! una bottiglietta d’acqua si aggirava sui 5 euro ! per risparmiare perciò io preferii bere dal torrente , grazie al mio potabilizzatore da viaggio infatti ho potuto bere senza incorrere in spiacevoli eventi quali diarrea o intossicazioni da batteri .

                                          Lo Yak Lodge fu il nostro punto d’appoggio per i successivi due giorni per acclimatarci . Mi sistemai nella mia piccola e sempre gelida camera con una finestra sulla  valle  ormai inghiottita dalla nebbia. Dopo aver posato lo zaino e posizionato il mio sacco a pelo uscii per farmi un giro in paese , mi sembrava di vivere un sogno da cui non volevo più svegliarmi c’era un silenzio surreale , l’unico rumore erano i campanacci degli yak . Feci una breve corsa sopra a un piccolo tempio pieno di bandierine di preghiera colorate che dominava la vallata , la nebbia si era quasi dissolta del tutto e si poteva godere di una bellissima vista. Restai in cima alla collina per una mezz’oretta completamente solo avvolto dal silenzio e dai ghiacciai pensando quanto fossi fortunato a poter vivere un’esperienza fantastica e bella riflettendo anche sulla mia vita ; C’è qualcosa di mistico tra quelle montagne , è un viaggio introspettivo e spirituale , tutti dovremmo andarci !! l’aria è rarefatta , l’atmosfera dei templi è magica , il profumo e il colore degli incensi e delle spezie d’oriente sono qualcosa di meraviglioso che solo chi ha vissuto non potrà mai dimenticare . Finite le mie riflessioni e completamente congelato ritornai nel Lodge Timo e Nicholas leggevano tranquilli nella sala principale , Ting giovava con il suo inseparabile Game boy e Chaps aveva fatto amicizia con un gruppo di altri ragazzi di Singapore , l’atmosfera era rilassante e positiva dovevamo solo pensare a mangiare , camminare e goderci il panorama d’altronde .

3 novembre 2018 giorno libero dedicato all’acclimatamento. Dopo colazione era in programma la salita al Nangkartshang Peak (5083 M) ma il solo che ci salì fui io accompagnato da Suman 2 , gli altri ragazzi incominciavano a sentire l’effetto dell’altitudine , Ting e Chaps avevano persino incominciato a prendere il Diamox ( medicinale per ridurre i sintomi e il mal di montagna provocato dall’alta quota ) . Il gruppo restò nel primo tratto della salita ad ammirare il panorama , io e Suman 2 continuammo invece . L’altitudine si faceva sentire , il respiro diventava affannoso e più mi sforzavo di inspirare aria , più mi rendevo conto che non ce n’era mai abbastanza !! 600 M di dislivello erano diventati almeno il triplo a quelle altitudini ; comunque passo dopo passo arrampicandomi sulle ultime roccette sommitali raggiunsi la vetta segnata da un palo al quale erano legate le solite bandiere di preghiera che sventolano al vento , era la prima volta che toccavo e superavo i 5000 M ed ero molto felice. Mi girai e mi si presentò la valle nella sua imponenza e bellezza…in primo piano l’Ama Dablam seguite a est dall’ Island peak (6189 M) , Makalu (8485 M) , Lhotse (8516 M) , Kangtega (6782 M) e Cho Oyu (8201 M) a ovest la valle verso i laghi di Gokyo . E’ difficile descrivere i sentimenti e la bellezza di quello che ho visto : quando si è lì in cima ti senti veramente felice e libero , quasi in un’altra dimensione ; nessuna foto potrà mai rendere giustizia a quei luoghi stupendi  , però sicuramente posso assicurare che ne è valsa la pena nonostante la fatica.

Foto di rito , acqua e un pezzo di cioccolato e tornammo giù . Suman 2  scese tagliando per un  sentiero scosceso , correva come uno stambecco e io cercavo di stargli dietro arrancando un po’ , in mezz’ora ritornammo a Dingboche . Affamato più del solito mi ingurgitai due piatti di  vegetarian noodles , un’omelette e dei momos  e passai il pomeriggio a leggere e conversare nel lodge , riposando un po’ , quindi cena e alle 9 andai a dormire.

4 novembre 2018 da Dingboche  ( 4410 M) a Lobuche ( 4910 M ) 6 ore di cammino . Il percorso diventò un po’ più tecnico addentrandosi all’interno delle morene del ghiacciaio , giungemmo allo spartiacque tra la valle del Khumbu e quella dei laghi di Gokyo , proseguimmo per quella del Khumbu , al termine di tre chilometri di pietraie sul letto di un torrente glaciale , pranzai a Thukla pass a circa 4600 M . Il valico delimita l’inizio di una salita costante tra sfasciumi che termina al “memoriale dei caduti dell’Everest ” qui sono numerose le targhe e lapidi con scritte e frasi profonde piene di tristezza che ricordano i parenti e gli amici che hanno cercato di realizzare il sogno di scalare l’Everest ma purtroppo non sono mai tornati a casa .

I venti chilogrammi di zaino si incominciavano a far sentire mentre attraversavo queste lande desolate abitate solo da yak selvatici . Incontrai qualche gruppetto di sherpa e trekkers , ma molti meno rispetto i giorni precedenti,  in più la temperatura nonostante il sole era sotto lo zero termico anche nelle ore centrali. Arrivammo a Lobuche  nel primo pomeriggio e passai il resto della giornata come solito : aspettando la cena delle 6.30 e alle 9 mi ritirai nel mio sacco a pelo . La notte non dormii  molto , penso sia stata colpa dell’altitudine , mi svegliavo spesso come se mi mancasse un po’ l’aria , in più ero agitato per il giorno successivo in cui finalmente avrei raggiunto il Campo Base dell’Everest .

5 novembre 2018 il grande giorno !!! da Lobuche  a Gorak Shep  (5164 M) per poi continuare fino al Campo Base e a chi volesse la mini-scalata al Kala Patthar ( 5643 M ) . Mattinata fredda , dopo appena mezz’ora di marcia non sentivo più le mani , la valle stretta impediva al sole di riscaldare il percorso , ma alla fine quando ci illuminò , riuscii ad avere un po’ di sollievo . Intorno alle 10  Nicholas non si sentii bene , un forte mal di testa causato dall’altitudine seguito da crampi allo stomaco probabilmente provocati dalle uova non proprio freschissime che aveva mangiato il giorno  prima , fecero terminare la sua avventura prima del dovuto ;  non avrebbe potuto continuare in quelle condizioni e l’unica soluzione era scendere di quota e cercare di ricevere delle cure per l’intossicazione alimentare . Suman dopo aver chiamato i soccorsi  , trascinò il ragazzo indietro  fino a Lobuche dove aspettarono l’elicottero che lo portò in ospedale a Kathmandu .  A malincuore proseguii con gli altri la salita  , eravamo un gruppo affiatato e ci sarebbe piaciuto arrivare tutti insieme ai piedi dell’Everest , ma andò diversamente  . Il ghiacciaio e il continuo muoversi della morena creava un frastuono che incuteva timore , alla mia destra la scoscesa parete del Nupste ( 7861 M ) e davanti ai miei occhi l’immensa piramide del Pumori ( 7161 M)  .  Sali e scendi continui per evitare i crepacci del ghiacciaio , mi stancarono parecchio , la mia faccia nonostante avessi messo la crema protezione 50 era ustionata e il naso mezzo scorticato , il sole bruciava senza che uno se ne accorgesse pur non scaldando molto !!che sensazione strana !! A Gorak Shep posai lo zaino per essere più leggero e continuai in direzione del Campo Base , in quell’atmosfera surreale nessuno dei miei compagni parlava più , il ghiacciaio era immenso , costellato di vette magnifiche , mi sembrava di camminare in un tempio a cielo aperto . Finalmente nel primo pomeriggio scorsi in lontananza un gruppo di persone che si fotografavano e capii che la meta era vicina . Ebbene si  , dopo una leggera discesa eccomi davanti alla pietra con la scritta ” Everest base camp ”  quota 5363 M !!! bandierine di preghiera ovunque  in mezzo all’immenso ghiacciaio , per fortuna l’immondizia delle spedizioni che ogni anno prendono d’assalto la montagna era stata tolta e la zona era senza rifiuti ; l’Everest però non si poteva vedere , essendo coperto da altre cime e dagli immensi crepacci ( Khumbu Icefall ). Secondo i libri di storia Edmund Hillary e Tenzing Norgay erano partiti proprio da lì nel 1953 per raggiungere il punto più alto della Terra , e ora io stavo camminando nello stesso punto . Dal ’53 a oggi , ogni anno verso aprile e maggio decine e decine di tende vengono posizionate dagli alpinisti per partire alla volta del gigante , ma non tutti hanno la fortuna di arrivare in cima e soprattutto tornare a casa per raccontarlo . Stavo vivendo un sogno e volevo godermelo fino in fondo , anche se non stavo ancora realizzando dove fossi realmente , festeggiai e mi congratulai con i ragazzi e ringraziai Suman per averci portato sani e salvi fino a lì !!!!

Tornammo quindi verso Gorak Shep , eravamo davvero stanchi , ma nonostante ciò volevo tentare la cima del Kala Patthar per vedere il tramonto su quella valle meravigliosa . Feci una breve pausa nel lodge ricaricandomi con un piatto di spaghetti e tonno , dopodichè ripartii alla volta della montagna accompagnato nuovamente da  Suman 2. La salita non presenta difficoltà alpinistiche : il dislivello complessivo è di 500 M , a quella quota e con quel freddo non è comunque una passeggiata e richiede notevole impegno fisico e concentrazione. Il vento aumentò considerevolmente mentre salivo , passo dopo passo potevo ammirare alla mia destra un Everest dorato per via del sole che lo illuminava ; non respiravo bene e stavo perdendo un po’ di lucidità a causa del freddo pungente , ma cercai comunque di non demordere , la sommità era vicina…vicinissima ; Suman 2  era abituato a vivere a quelle quote , sembrava molto tranquillo e rilassato anche se lamentava di non sentirsi più le mani . Quanto toccai il cumulo di pietre della cima mi sentii onnipotente e allo stesso tempo fragile : tutta quell’immensità era stupenda ma spaventosa : io ero un puntino insignificante che poteva essere spazzato via in un secondo . La temperatura aveva raggiunto i -21 C  e il vento che soffiava impetuoso accentuava la sensazione di freddo , così restai sul Kala Patthar solo pochi minuti !! Scesi con la pila frontale sotto il cielo che diventava sempre più scuro fino a quando comparvero le stelle , avevo l’immagine fissa della montagna più alta del nostro pianeta proprio davanti a me durante la discesa , fu bellissimo e quel momento non lo dimenticherò mai !! Aprii la porta del lodge e piombai nella calda sala , fui accolto dai ragazzi con un’applauso , non avevo fatto niente di così eclatante e pericoloso ma per loro sfidare il freddo e la fatica era come avere scalato l’Everest stesso. 

6 novembre 2018 Il mio viaggio in Himalaya volgeva al termine e purtroppo mi incamminai sul sentiero che tornava a Lukla , senza problemi giunsi a Pangboche dopo 5 ore , (ero instancabile l’allenamento in quota aveva fatto il suo effetto) giusto in tempo per godermi il tramonto sull’Ama Dablam. 

7-8 novembre 2018 da Pangboche a Namche Bazaar e poi verso Lukla . Si scendeva di quota e man mano dal freddo glaciale passai e a temperature un po’ più miti almeno durante le ore di sole . Dopo una giornata in completo relax a Namche e una notte a Lukla , presi il mio piccolo aeroplano il mattino dell’8 novembre destinazione Kathmandu , nella quale terminai la mia avventura con Ting ,Chaps , Timo , e i due Suman . Ci recammo nella città vecchia ed ebbi una bellissima cena tradizionale nepalese con tanto di balli e cerimonia di completamento dell’Everest Base Camp trek  nella quale ricevetti una sciarpa tradizionale portafortuna .

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Credo che questo viaggio sia stato tra tutti , forse il più bello per quello che ho visto e vissuto , un’esperienza straordinaria che mi ha portato in posti selvaggi e inesplorati. Spero che queste bellissime montagne rimangano protette e rispettate ,  e che venga regolamentato il turismo di massa , per non perdere quell’atmosfera magica che le contraddistingue e sopratutto che si riescano a contrastare gli enormi danni che nell’ultimo secolo il ritiro dei ghiacciai a causa del riscaldamento climatico sta provocando. Un grazie speciale anche a tutte le persone che ho trovato sul mio cammino , con la loro semplicità e allegria hanno mostrato generosità e accoglienza anche a uno sconosciuto come me e sicuramente gliene sarò sempre grato e ne conserverò un bellissimo ricordo. Ora è tempo di visitare Kathmandu e di una nuova avventura nella giungla a confine con l’India , destinazione Parco Nazionale di Chitwan !!

 

13 risposte a "NEPAL – EVEREST BASE CAMP"

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  1. Ho letto tutto d’un fiato questo tuo racconto così dettagliato e carico d’entusiasmo e se prima il Nepal era una delle mie “mete sogno” ora è un’avventura che non posso assolutamente perdere (anche se le docce gelide mi terrorizzano un oo’ 😉 ).

    una cosa mi ha colpita: “più mi sforzavo di inspirare aria , più mi rendevo conto che non ce n’era mai abbastanza !” , sembra paradossale con tutta quell’aria pulita priva di smog.
    Anche quel sole che brucia ma non scalda è un altra cosa incomprensibile.
    Eppure so che è così.

    gran bel pezzo, Alessandro, grazie!

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  2. Ho letto tutto col cuore che batteva forte. Dopo “la spia sul tetto del mondo” la tua storia è la più emozionante. Mi sarebbe piaciuto fare un’esperienza del genere perchè adoro le montagne e la roccia ma purtroppo non posso arrampicarmi e questo mi manca moltissimo. Davvero un viaggio emozionante e interessante 😊

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  3. Spettacolo, spero che il nostro prossimo viaggio in Nepal sia proprio per raggiungere il Campo Base, anche se per farlo bisogna passare dall’aeroporto la cui nomea di più pericoloso del mondo lo precede, e alla mia fidanzata questa cosa piace poco 😂😂😂 per adesso ci siamo limitati a visitare la valle di Kathmandu in fretta e furia nel 2016 ed è stata un’esperienza fantastica 🙂

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  4. Doveva essere il mio viaggio di nozze, poi “ripiegai” sulla cina per questioni burocratiche di varia natura. Resta sempre uno dei miei sogni, anche se con l’età che avanza diventa sempre più complicato affrontare la rarefazione dell’area di quelle altitudini. Per ora mi accontento di racconti come questo. Per quanto ti riguarda, ti toccherà presto dover scalare l’Everest, altrimenti è come lasciare il lavoro a metà, no?

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